venerdì 24 maggio 2013

O Dio, mandaci dei matti

O Dio, mandaci dei matti,
di quelli che siano capaci di esporsi,
di quelli che siano capaci
di scordarsi di loro stessi,
di quelli che sappiano amare
con opere  e non con parole,
di quelli che siano totalmente a disposizione del prossimo.

A noi mancano matti, o Signore,
mancano temerari, appassionati,
persone capaci di saltare nel vuoto insicuro,
sconosciuto e ogni giorno più profondo della povertà;
di quelli che sono capaci di guidare la gente
senza il desiderio di utilizzarla come sgabello per salire loro;
di quelli che non utilizzano il prossimo per i loro fini.

Ci mancano questi matti, o mio Dio !
Matti nel presente,
innamorati di una vita semplice,
liberatori del povero,
amanti della pace,
liberi da compromessi,
decisi a non tradire mai,
disprezzando le proprie comodità
o la propria vita,
totalmente decisi per l'abnegazione,
capaci di accettare tutti i tipi di incarichi,
di andare in qualsiasi luogo per ubbidienza,
e nel medesimo tempo liberi, obbedienti,
spontanei e tenaci, allegri, dolci e forti.

DACCI  QUESTO  TIPO  DI  MATTI, O MIO SIGNORE. !!!

 Louis-Joseph Lebret (1897-1966)v- francese - è stato un frate domenicano sociologo e filosofo

giovedì 23 maggio 2013

Immense et rouge

 

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Immense et rouge
au-dessus du Grand Palais
le soleil d'hiver apparait
et disparait

Comme lui mon coeur va disparaitre
et tout mon sang va s'en aller
s'en aller a ta recherche
mon amour
ma beautè
et te trouver
là où tu es.

Jaques Prevert

venerdì 26 aprile 2013

I’eredità triste del 25 aprile…..erri de luca

Per restituire attualità alla festa della liberazione, che da oltre 60 anni rinnova le polemiche sulla memoria condivisa del «Paese più complicato del mondo», Erri De Luca, scrittore ed ex dirigente di Lotta Continua, parte dalle Sacre Scritture di cui è traduttore «non credente». «Sono uno che si alza la mattina e non crede», ha tenuto a precisare a Lettera43.it.
COME GLI EBREI NEL DESERTO. «NellaBibbia, gli ebrei diventano popolo quando lasciano il deserto e accettano una legge, fino ad allora erano una massa di serpi in fuga», ha spiegato De Luca. «E per noi è lo stesso. Siamo diventati italiani alla fine della Seconda guerra mondiale, quando abbiamo scritto e accettato una Costituzione. E la Liberazione ha senso se è collegata a un'assunzione di responsabilità comune. Civile, collettiva».

Secondo De Luca, però, la parola chiave per capire la ricorrenza del 25 aprile più che «liberazione» è «resistenza». «Perché la Liberazione effettivamente fu opera di eserciti e frutto di un intervento esterno», ha sottolineato. «Mentre la Resistenza è stata organizzata da una piccola minoranza di italiani. Su di loro si è basato il nostro diritto, nel Dopoguerra, ad avere una Costituzione fondata su determinati valori».
«LE NUOVE SCHIAVITÙ». Una Resistenza che, secondo De Luca, ora è viva e attiva, ma un po' triste: «Preferisco usare la parola “Resistenza” in senso stretto, politico. Perché mentre quella di 60 anni fa era una resistenza che fondava un mondo futuro, quella di oggi non ha nulla da vincere. Nulla da fondare. Penso alle manifestazioni anti-Tav in
Valsusa, o a Chiaiano e Terzigno a Napoli contro le discariche, o contro la base aerea Dal Molin, a Vicenza. Gente che si batte contro vere e proprie schiavitù che vengono imposte. Ma», ha puntualizzato lo scrittore, «sono resitenze difensive: non gettano le fondamenta per un mondo futuro, salvano, probabilmente, la vita di un luogo. È questa la differenza fondamentale tra l'azione dei partigiani degli Anni 40 e quella dei resistenti del nuovo millennio».

da “lettera43” – aprile 2012

venerdì 12 aprile 2013

fino a quando starai in piedi…..blaga dimitrova


 

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Non scordarti di gioire! -
gli alberi saggi sussurrano -
e con le ginocchia falciate
con fragore cadono sotto la scure.
Non scordarti di gioire!
Fino a quando starai in piedi
fino a quando andrai incontro al vento
fino a quando respirerai l'altezza.


Fino a quando la scure resterà assopita.
1 luglio 1994

giovedì 11 aprile 2013

il mio cammino fino a te…blaga dimitrova

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Fu lungo il mio cammino fino a te,
la vita intera quasi ti cercai
per serpeggianti avidi incontri
con altri, e tu non venivi.
E fino a dove s'apriva il tuo sguardo,
ombre attraversai e rumori sordi,
ma trapelava da me soltanto
purezza di suoni - per amor tuo.
Ogni tua carezza io piansi,
Prima che fosse nata la difesi,
e il nostro futuro incontro custodivo
con pazienza nel mio petto.
Fu lungo il mio cammino fino a te,
immensamente lungo, e quando tu davvero
finalmente davanti a me sei apparso,
ho riconosciuto te, ma me stessa a stento.
Immensi spazi avevo in me raccolto,
sconfinati aromi, timbri e desideri,
e abbracciavo ormai uno spazio così vasto
che accanto a me dovevi fermarti.
Fu lungo il mio cammino fino a te,
e ci ha unito per un incontro breve.
Sapendolo... di nuovo sceglierei
questo lungo cammino fino a te.

domenica 10 giugno 2012

decir, hacer…….octavio paz

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Entre lo que veo y digo,
entre lo que digo y callo,
entre lo que callo y sueño,
entre lo que sueño y olvido….

La poesía.

Se desliza entre el sí y el no:
dice lo que callo,
calla lo que digo,
sueña lo que olvido.

No es un decir:
es un hacer.
Es un hacer
que es un decir.

La poesía
se dice y se oye:
es real.

Y apenas digo es real,
se disipa.
Así es más real ?

Idea palpable,
palabra impalpable:
la poesía va y viene
entre lo que es
y lo que no es.

Teje reflejos y los desteje.
La poesía siembra ojos
en las páginas
siembra palabras en los ojos.

Los ojos hablan
las palabras miran,
las miradas piensan.

Oír los pensamientos,
ver lo que decimos
tocar el cuerpo de la idea.

Los ojos se cierran
Las palabras se abren.

Tra ciò che vedo e dico,
tra ciò che dico e taccio,
tra ciò che taccio e sogno,
tra ciò che sogno e scordo…

La poesia.

Scivola tra il sì e il no:
dice ciò che taccio,
tace ciò che dico,
sogna ciò che scordo.

Non è un dire:
è un fare.
E’ un fare
che è un dire.

La poesia
si dice e si ode:
è reale.

E appena dico è reale,
si dissipa.
è più reale, così?

Idea palpabile,
parola impalpabile:
la poesia va e viene
tra ciò che è
e ciò che non è.

Tesse riflessi e li stesse.
La poesia semina occhi
nella pagina,
semina parole negli occhi.

Gli occhi parlano,
le parole guardano,
gli sguardi pensano.

Udire i pensieri,
vedere ciò che diciamo,
toccare il corpo dell'idea.

Gli occhi si chiudono,
le parole si aprono.

sabato 3 marzo 2012

entriamo alla “Scala” di milano


Il Teatro alla Scala viene costruito sulle ceneri del Teatro Ducale nel 1776 per volontà dell’Imperatrice Maria Teresa d’Austria, e inaugurato nel 1778 con Europa riconosciuta di Antonio Salieri. Il nome deriva dal luogo sul quale il teatro viene edificato, su progetto dell’architetto neoclassico Giuseppe Piermarini: il sito della chiesa di Santa Maria alla Scala.

clic sulla foto…e poi muovendo il mouse…
”passeggia” all’interno del teatro

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clic

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piazza della Scala

clic

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8 – cortile interno

clic

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foyer entrata principale

clic

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palchi laterali

clic

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museo

 

sabato 25 febbraio 2012

entriamo in sant’ambrogio di milano

[……]
o senta il caso avvenuto di fresco
a me che girellando una mattina
càpito in Sant’Ambrogio di Milano,
in quello vecchio, là, fuori di mano……

clic sulla foto…e poi muovendo il mouse…
”passeggia” all’interno della basilica

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clic

SantAmbrogioInterno550x384

clic

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clic

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sabato 18 febbraio 2012

Il poeta è un fingitore……….fernando pessoa

 

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O poeta é um fingidor.
Finge tão completamente
Que chega a fingir que é dor
A dor que deveras sente.
E os que lêem o que escreve,
Na dor lida sentem bem,
Não as duas que ele teve,
Mas só a que eles não têm.
E assim nas calhas de roda
Gira, a entreter a razão,
Esse comboio de corda
Que se chama coração.

 

Il poeta è un fingitore.
Finge così completamente
che arriva a fingere che è dolore
il dolore che davvero sente.
E quanti leggono ciò che scrive,
nel dolore letto sentono davvero
non i due che egli ha provato,
ma solo quello che essi non hanno.
E così sui binari in tondo
gira, illudendo la ragione,
questo trenino a molla
che si chiama cuore.

martedì 14 febbraio 2012

l’amour est clair comme……….jacques prevert

innamorati

L’amour est clair comme le jour
L’amour est simple comme bonjuor
L’amour est nu comme la main
c’est ton amour et le mien
pourquoi parler du grand amour
pourquoi chanter la grande vie ?
Notre amour est heureux de vivre
et ça lui sufit.

C’est vrai l’amour est très heureux
et meme un peu trop...... peut-etre
et quand on a fermé la porte
reve de s’enfuir par la fenetre.

Si notre amour voulait partir
nous ferions tout pour le retenir
que serait notre amour sans lui
une valse lente sans musique
un enfant qui jamais ne rit
un roman que personne ne lit
la mécanique de l’ennui
sans amour sans vie !

giovedì 9 febbraio 2012

sulla morte senza esagerare….wislawa szymborska

 

Non s'intende di scherzi,
stelle, ponti,
tessitura, miniere, lavoro dei campi,
costruzione di navi e cottura di dolci.
Quando conversiamo del domani
intromette la sua ultima parola
a sproposito.
Non sa fare neppure ciò
che attiene al suo mestiere:
né scavare una fossa,
né mettere insieme una bara,
né rassettare il disordine che lascia.
Occupata a uccidere,
lo fa in modo maldestro,
senza metodo né abilità.
Come se con ognuno di noi stesse imparando.
Vada per i trionfi,
ma quante disfatte,
colpi a vuoto
e tentativi ripetuti da capo!
A volte le manca la forza
di far cadere una mosca in volo.
Più d'un bruco
la batte in velocità.
Tutti quei bulbi, baccelli,
antenne, pinne, trachee,
piumaggi nuziali e pelame invernale
testimoniano i ritardi
del suo svogliato lavoro.
La cattiva volontà non basta
e perfino il nostro aiuto con guerre e rivoluzioni
è, almeno finora, insufficiente.
I cuori battono nelle uova.
Crescono gli scheletri dei neonati.
Dai semi spuntano le prime due foglioline,
e spesso anche grandi alberi all'orizzonte.
Chi ne afferma l'onnipotenza
è lui stesso la prova vivente
che essa onnipotente non è.
Non c'è vita
che almeno per un attimo
non sia immortale.
La morte
è sempre in ritardo di quell'attimo.
Invano scuote la maniglia
d'una porta invisibile.
A nessuno può sottrarre
il tempo raggiunto.

martedì 7 febbraio 2012

Ogni caso

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Poteva accadere.
Doveva accadere.
E’ accaduto prima. Dopo.
Più vicino. Più lontano.
E’ accaduto non a te.
Ti sei salvato perché eri il primo.
Ti sei salvato perché eri l’ultimo.
Perché da solo. Perché la gente.
Perché a sinistra. Perché a destra.
Perché la pioggia. Perché un’ombra.
Perché splendeva il sole.
Per fortuna là c’era un bosco.
Per fortuna non c’erano alberi.
Per fortuna una rotaia, un gancio, una trave, un freno,
un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.
Per fortuna sull’acqua galleggiava un rasoio.
In seguito a, poiché, eppure, malgrado.
Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,
a un passo, a un pelo
da una coincidenza.
Dunque ci sei? Dritto dall’animo ancora socchiuso?
La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì? Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo.
Ascolta
come mi batte forte il tuo cuore.

lunedì 6 febbraio 2012

Wisława Szymborska….premio nobel per la letteratura nel 1996

 

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Il presidente della Polonia, Bronisław Komorowski, presenzierà giovedì 9 al funerale laico della poetessa polacca Wislawa Szimborska morta una settimana fa.

In Italia sarebbe un fatto straordinario, ma in Polonia, i poeti sono considerati eroi nazionali.

A occuparsi dell’opera della scrittrice sarà una fondazione voluta dalla Szimborska stessa che pare abbia anche previsto un premio letterario per il miglior secondo libro di un autore.

“A scrivere un buon libro sono capaci tutti - diceva - è con il successivo che viene il difficile!”. Questo modo di pensare era peculiare della poetessa, che nella sua opera ha sempre cercato di offrire un risvolto insolito della realtà.

È vero, aveva 88 anni, un’età “ragionevole” per morire, ma sapere che  Wisława Szymborska, la grande poetessa polacca, è morta il 1° febbraio a Cracovia fa sembrare la stanza più scura. I poeti sono così. Accendono luci negli angoli scuri dell’anima. (da  il salvagente.it)

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Il premio Nobel per la letteratura Wislawa Szymborska - nata nel 1923 a Kornik (Polonia) e morta il 1° febbraio a Cracovia all'età di 88 anni - aveva pensato per tempo al suo epitaffio, scritto naturalmente in versi:

"Qui giace come virgola antiquata
l'autrice di qualche poesia.
La terra l'ha degnata
dell'eterno riposo, sebbene la defunta
dai gruppi letterari stesse ben distante.
E anche sulla tomba di meglio non c'è niente
di queste poche rime, d'un gufo e la bardana.
Estrai dalla borsa il tuo personal, passante,
e sulla sorte di Szymborska medita un istante".

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da “La repubblica”

domenica 5 febbraio 2012

Un numero in aiuto agli "invisibili"‏

Il Comune di Milano ha predisposto, tramite le realtà del Terzo Settore, ulteriori luoghi di ricovero notturno per questi giorni in cui il freddo previsto è notevole.

Il telefono da chiamare è 02.884.65000